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Come faccio a capire se un utente web è autorevole?

L’altro giorno la mia amica Maura mi chiede: “Giulia, secondo te come faccio a capire quali sono i foodblogger più autorevoli e conosciuti? Devo stilare una lista a cui mandare dei prodotti caseari.”
Domanda bella ed interessante che vi giro.

La mia opinione inizia con una premessa: il quesito non si limita solamente a chi cura un blog ma si estende anche a tutti gli utenti presenti in piattaforme social.

Parto dunque dal presupposto di essere già in possesso di un elenco di blog (sapete come trovarli? Qui un mio vecchio post, se ve lo siete perso),  o di utenti twitter, ecc: come posso valutare se Tizio è più conosciuto di Caio, se Sempronio è più adatto o se Mevio ci ignorerà bellamente?

Per stilare una classifica è bene considerare un mix di variabili quantitative e qualitative, con una buona aggiunta di valutazioni soggettive, che permettano il più possibile di formulare un quadro della personalità dell’utente e della sua rete di contatti.

Variabili quantitative

Frequenza di pubblicazione: la prima cosa da fare è controllare con quale cadenza del nuovo contenuto viene pubblicato, andando abbondantemente a ritroso nel tempo. Se la frequenza è costantemente bassa, gli darei, in un primo momento, meno importanza. Se invece il calo è limitato ad un periodo più o meno lungo, può essere legato a fattori contingenti, piuttosto che a scarsa cura.
Follow up: i contenuti pubblicati di media quanti feedback ricevono? Più c’è interazione e verosimilmente più questo utente è considerato autorevole.
Presenza sui social network: verificate se il vostro utente ha un profilo su altri social network. Non solo perché vi può tornare utile per altre iniziative ma anche perché se comunica su più piattaforme, raggiunge un bacino di utenza maggiore e diversificata.

Variabili qualitative

Contenuti: se è vero che il dogma Content is the King non è più così assoluto, a mio avviso rimane forte l’associazione cura dei contenuti = interesse e conoscenza del tema di cui si scrive. Sì, si scrive. Se i retwitt/share/elenco blogroll riescono a dare un’idea sugli interessi, è la produzione di testo ex novo che fa la differenza tra due profili simili.
Follow up: il network del vostro contatto mostra apprezzamento per il contenuto pubblicato? L’utente partecipa alla discussione? Se l’informazione pubblicata cade nel vuoto potrebbe essere segno di scarsa audience.

La ricerca di queste informazioni può essere effettuata in modo empirico oppurre attraverso tool che permettono di incrociare ulteriori dati a supporto; Radian6 e Techrigy/Alterian o TrendsMap, Twellow e Twitter Search, specificatamente per Twitter.
In caso di App geo-social, verificate chi è più attivo nella zona di vostro interesse.
Se si è in possesso dei dati di Google Analytics o altri strumenti di web analytics, verificate se tra i referral compaiono i contatti che avete in elenco; se hanno già parlato del vostro prodotto/servizio, è probabile che siano più propensi ad ascoltarvi.

In linea generale, attraverso la lettura di post, twit, check-in o qualsiasi altra attività online, è bene farsi un quadro il più completo possibile del vostro possibile interlocutore: se ha famiglia, dove abita, dove lavora, cosa gli piace e leggete. Leggete quello che condivide. Potrebbe avere partalo del suo odio atavico per qualsiasi proposta da aziende o similia, per esempio…

Attendo la vostra opinione!

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Commenti

  1. Ciao Giulia, complimenti per l’articolo, ben strutturato e con informazioni pertinenti e concise.

    Entrando nel merito di ciò che hai scritto, personalmente valuto sempre con maggior interesse la variabile qualitativa su quella quantitativa, ovvero il grado di interazione e follow up dei contenuti, anche nell’ottica della social search, che sta diventando sempre più importante. E’ naturale poi che in ultima istanza sta alla valutazione soggettiva del singolo e all’esperienza dare il giusto peso e bilanciamento ai vari dati che i tool di web analytics possono offrire. ;-)

    Matteo

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