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Riflessioni su come scrivere ai blogger

Eccomi a scrivere il terzo post su comunicazione e blogger/utenti web.
Dopo aver parlato di come cercare e come valutare una lista di possibili contatti, vi racconto un po’ qual è il mio approccio quando si tratta di scrivere la mail di contatto.

Quello che faccio e mettermi nei panni nel destinatario, valuto le strade possibili e rifletto sulla mia ipotetica reazione. Se ricevessi una mail che inizia con “Gentile blogger”, avrei la stessa reazione di una mail aperta con “Gentile Giulia”?  Se il mittente non si presentasse subito, avrei pazienza di leggermi tutta la mail fino alla fine?
Formulate le domande, date le risposte: la struttura dell’introduzione della mail è pronta.

Il passo successivo è contestualizzare l’invio: perché un’azienda mi sta scrivendo? Cosa mi vuole vendere? Ecco, per uccidere sul nascere l’atteggiamento sospettoso, è bene che venga subito spiegato il motivo del contatto, personalizzando il testo con riferimenti puntuali a quanto letto sul blog/altra piattaforma curata dal destinatario . Se un’azienda mi contatta perché ha letto il blog che curo con dedizione e per questa mi vuole rendere partecipe di qualcosa, tendenzialmente avrò un atteggiamento più positivo.

Bene. Adesso teoricamente avete catturato l’attenzione del destinatario. E’ il momento di entrare nel dettaglio della proposta. Da non dimenticare, in chiusura, un contatto di riferimento che permetta all’utente di rispondere facilmente.

A mio avviso, nella prima comunicazione non è il caso di indicare la contropartita che ci aspettiamo (post con un link, twittare citando l’azienda, pubblicare foto via una qualche app, ecc), né fare riferimento a compensi o rimborsi.

In conclusione, un tuffo nella mia esperienza: non garantite percentuali di risposta. Davvero. Come si fa a predire se una persona risponde o non risponde? Quello che si può garantire è il numero di blogger/utenti web a cui si andrà a scrivere.
Il blogger/opinion leader/chiamatelocomevipare, con le eclatanti eccezioni del caso (recentemente un articolo, ora non più raggiungibile, apparso nella sezione Affari&Finanza di Repubblica.it ha generato un’ampia querelle sulle fashion blogger ), non è un giornalista abituato ai follow up dell’addetto stampa.
Vada  il primo invio, al massimo un reminder. Poi basta.

Le opportunità si colgono o non si colgono.

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