Sondaggi on-site e feedback poll: cosa sono e cosa puoi scoprire dai tuoi utenti

Di Elisa Delbue
Pubblicato il: 16/07/2026

I dati analitici ti dicono cosa fanno le persone sul tuo sito: quante pagine vedono, dove cliccano, quando escono. Quello che non ti dicono è cosa pensano: perché esitano, cosa cercano e non trovano, cosa le convincerebbe a fidarsi. È in questo spazio che entrano in gioco i sondaggi on-site, chiamati anche feedback poll, questionari brevi o sondaggi on-page: una o due domande che compaiono direttamente sul sito mentre la persona naviga, per raccogliere a caldo quello che i numeri da soli non raccontano.

Sono uno strumento tanto prezioso quanto sottovalutato nell'ottimizzazione dell'esperienza e delle conversioni. Servono a capire i freni che bloccano un acquisto, ma soprattutto fanno emergere bisogni, dubbi e desideri che aprono possibilità nuove: contenuti da chiarire, informazioni da mettere in evidenza, perfino prodotti o categorie a cui non avevi pensato.

Cosa sono i feedback poll (sondaggi on-site o on-page)

Un feedback poll è un micro-sondaggio composto da una sola domanda, o due al massimo, che appare direttamente su una pagina del sito mentre la persona naviga, di solito come pop-up, slide-in dal bordo dello schermo o widget laterale. La risposta può essere a campo aperto ("Cosa ti ha frenato dal concludere l’acquisto?") o chiusa ("Hai trovato quello che cercavi?").

La differenza che conta rispetto al questionario tradizionale è una sola: chiedi nel contesto, mentre il ricordo è caldo.

A cosa servono: dal "cosa" delle analytics al "perché" delle persone

I dati quantitativi sono bravissimi a misurare il comportamento, ti dicono cosa è successo con grande precisione: pagine viste, percorsi, conversioni. Quello che non ti dicono è la motivazione.

Un'uscita da una pagina può essere "sana", la persona ha trovato ciò che cercava, oppure può nascondere un dubbio irrisolto. La web analytics non distingue i due casi. Una domanda diretta come "Hai trovato quello che cercavi?", mostrata al momento giusto, sì.

I sondaggi on-site lavorano su due fronti: da un lato intercettano dubbi e informazioni mancanti che rallentano la conversione; dall'altro fanno emergere opportunità, bisogni e aspettative che possono diventare contenuti da aggiungere o intere categorie di prodotto richieste e mai notate. I dati qualitativi, in sostanza, non sostituiscono quelli quantitativi: li rendono leggibili.

Quali tipi di sondaggi on-site esistono

Il formato giusto dipende da cosa vuoi misurare. Questi sono quelli che usiamo più spesso:

  • Sondaggio a domanda singola (micro survey): una domanda aperta o chiusa su una pagina specifica, perfetta per indagare un dubbio puntuale come "C’è qualche informazione che non hai trovato chiara in questa pagina?".
  • NPS (Net Promoter Score): "Quanto consiglieresti questo sito a un amico?" su scala da 0 a 10. Misura fedeltà e propensione alla raccomandazione.
  • Sondaggio exit-intent: scatta quando l'utente sta per lasciare la pagina ed è il modo migliore per capire perché non ha trovato un motivo per restare, ad esempio "Cosa ti ha impedito di completare l'acquisto?".

A questi si affiancano metriche più strutturate come il CSAT, sulla soddisfazione dopo una specifica interazione. La regola trasversale resta una: una domanda per volta, al massimo due. Le domande aperte raccontano il perché, quelle chiuse invece ci danno numeri confrontabili nel tempo.

Un esempio:

Cosa ti sta impedendo di completare l’acquisto?

☐ Prezzo

☐ Spese di spedizione

☐ Tempi di consegna

☐ Dubbi sul prodotto

☐ Metodi di pagamento

☐ Altro

Cosa potremmo aggiungere o chiarire per aiutarti a scegliere?

Risposta aperta

Ma gli utenti rispondono davvero?

È il dubbio più comune su questo strumento. Suona ragionevole: viviamo nell'epoca dell'attenzione frammentata, chi si fermerebbe a scrivere mentre naviga? Sul campo, però, succede l'opposto. E il motivo è semplice.

Il punto non è quanto le persone sono disposte a scrivere, ma quanto poco gli stai chiedendo. Un feedback poll non chiede un tema, ma solo un pensiero: una domanda leggibile in due secondi, una risposta che può stare in cinque parole, nessun form e nessuna registrazione.

E c'è una cosa che tendiamo a sottovalutare: le persone vogliono dire la loro. L'impulso a esprimere un'opinione o un dubbio nel momento esatto in cui lo si prova è profondamente umano.

E se il sondaggio viene scambiato per un chatbot?

Il poll assomiglia a una chat di assistenza, e qualcuno prova a "parlarci", chiedendo informazioni come farebbe con un operatore.

Quella confusione non è un difetto da correggere, è un feedback a sua volta. Se davanti a quella casella una persona cerca istintivamente qualcuno con cui parlare, ti sta dicendo che in quel punto del percorso ha un bisogno che il sito non sta soddisfacendo: una domanda urgente, un'informazione che non trova, una rassicurazione che le manca.

Immagina che sulla pagina carrello molti scrivano nel poll "le spedizioni sono gratuite?" o "quando arriva l'ordine?". Non hanno capito lo strumento, d'accordo, ma ti hanno rivelato due cose: che l'informazione sulla spedizione non è abbastanza visibile, e che in quel momento decisivo le persone vorrebbero un contatto diretto. La domanda giusta, quindi, non è "come evito che succeda", ma "di cosa è sintomo?".

Dove e quando mostrare un feedback poll

Non esiste una posizione giusta in assoluto: dove e quando mostrare il poll dipendono da cosa vuoi scoprire.

Se vuoi capire perché le persone non aggiungono il prodotto al carrello, il poll va su quella pagina, attivato quando hanno avuto il tempo di leggerla o quando stanno per uscirne (exit-intent). Se vuoi sapere cosa blocca l'ordine, il posto è il carrello o il checkout, magari dopo qualche secondo di inattività, con una domanda come "C'è qualcosa che ti sta frenando dall'ordinare?".

A calibrare il momento esatto sono poi i dati che già hai. Se il tempo medio di lettura di un articolo è venti secondi, un trigger a trenta mostra il poll a pagina ormai abbandonata. Lo stesso vale per lo scroll: se sappiamo che la maggior parte degli utenti si ferma a metà pagina, è lì che conviene intercettarla, non in fondo dove arriva una minoranza.

Un caso reale: cosa abbiamo scoperto su un e-commerce di elettrodomestici

Su un sito di elettrodomestici abbiamo attivato un feedback poll nelle schede prodotto, chiedendo se le informazioni fossero sufficienti e se restassero dubbi. La maggior parte delle persone giudicava le schede complete. Eppure, in mezzo a quelle risposte rassicuranti, una parte continuava a fare domande.

Non riguardavano le specifiche tecniche, tutte presenti e ben elencate. Riguardavano l'uso reale: "Trita anche il ghiaccio?", "Quanti caffè posso fare prima di ricaricare?", "Fino a che temperatura arriva la lavastoviglie?". Domande pratiche, di chi sta già immaginando il prodotto a casa propria e non capisce se farà davvero ciò che gli serve.

La scheda rispondeva al "cosa", non al "come lo userò". Elencava potenza, programmi e dimensioni, ma non anticipava le situazioni d'uso quotidiano. Lo spunto è arrivato di conseguenza, integrare in pagina delle micro-FAQ d'uso reale, costruite esattamente sui dubbi che le persone avevano già scritto.

Comparazione scheda tecnica

Lo stesso poll ha portato a galla altri nodi più sottili. Diverse persone non capivano cosa fosse incluso nella confezione: l'informazione c'era, ma nascosta dietro un'etichetta poco esplicita. Non mancava il contenuto, mancava la sua trovabilità, e a volte basta rinominare una voce o metterla in evidenza maggiormente per risolvere questo tipo di criticità.

Un alleato della tua analisi dei dati

I sondaggi on-site servono a spiegare il perché, dietro i numeri che i dati analitici già ti mostrano. Non li sostituiscono, li completano, e nella pratica si traducono in interventi concreti: spostare più in alto un'informazione, riscrivere un'etichetta poco chiara, esplicitare un dato tecnico.

Per usarli bene bastano poche regole pratiche: una domanda sola e diretta, mostrata sulla pagina e nel momento coerenti con ciò che vuoi scoprire, e una lettura periodica delle risposte per isolare i temi ricorrenti e validarli nel tempo.

Ti abbiamo fornito spunti interessanti e vorresti capire come applicarli? 🙂

Se vuoi trasformare le informazioni di questo articolo in una strategia concreta e misurabile per la tua crescita digitale, raccontaci il tuo progetto!

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